Ferie in città – una favola di Lauretta
Con un gran sospiro di sollievo, l’orso Uberto appone il cartello
Chiuso per ferie
dal 2/8 al 17/8
sulla porta del suo negozio di ottica, in città; sistema l’ultima valigia nel bagagliaio dell amacchian e parte per il mare, in compagnia della moglie alla quale dice:
- Per prima cosa, Brunilde, spegniamo il cellulare. Altrimenti, che vacanza è?
- Ah no, Uberto, il cellulare lo devi lasciare acceso. Abbiamo deciso di fare le vacanze da soli perché i figli sono grandi, ma se succede qualcosa devono poter chiamare, giorno e notte. Se spegni il cellulare, io non vivo più.
- Va be’, va be’, lasciamolo acceso, tanto chi vuoi che ci chiami in vacanza!
Come non detto… il cellulare suona immediatamente. Uberto risponde.
- Pronto!… Ah, sei tu, Flavio, carissimo! (Intanto lancia uno sguardo seccato alla moglie). Come stai? … Se veniamo a trovarvi a Riccione? Ma certo, faremo un salto volentieri. Brunilde sarà felicissima di vedere Ottavia (gesto di disapprovazione della moglie). Adesso ti lascio perché sto guidando.
- Cosa ti avevo detto, Brunilde? Il cellulare era meglio se lo lasciavamo a casa.
- Ti ho già dettto che non è possibile, Uberto. Su questo non si discute.
Il battibecco tra moglie e marito è interrotto dalla voce del navigatore satellitare che avverte di girare a sinistra.
- A sinistra?!? – dice l’orso Uberto, strabiliato – Ma guarda dove mi vuole mandare questo aggeggio! Io dico che dobbiamo girare a destra.
- Ma caro, quello che sta lassù e che vede bene tutte le strade, saprà ben lui qual è quella giusta, per noi.
- Non farmi ridere, Brunilde! Non dirmi che tu credi davvero che ci sia uno lassù, magari seduto su una nuvola, che ci vede e dirige la nostra strada!
- Perché, non funziona così, caro?
- Lasciamo perdere, non mi distrarre con le tue fantasie. So ben io dove devo andare.
“So ben io dove devo andare” ecco che si è infilato in una strada senza uscita e per giunta strettissima…
Mentre, grondante di sudore, cerca di fare marcia indietro, il cellulare suona di nuovo.
- Pronto! Pronto! Non si sente un accidenti!… Ah, sei tu Ermanno: cosa vuoi? … Non ho capito niente, aspetta che ti passo tua madre.
Gli occhi di Brunilde si illuminano, prendendo il cellulare mentre l’orso Uberto fissa la strafa sulla quale si è formata una coda interminabile e pensa: “Belle vacanze!”
Sì, le vacanze son proprio belle: dopo una settimana, c’è da non poterne più! Sulla spiaggia si sta stipati come sardine, quando piove il centro commerciale è affollato come Piazza Duomo, il cellulare squilla dieci volte al giorno o più e la sera non si riesce a dormire, per via del luna park che è poco distante.
Sdraiato dulla spiaggia, dopo l’ennesima notte insonne, l’orso Uberto dice alla moglie:
- Abbiamo ancora una settimana di ferie, Brunilde, e io sono stanco morto: perché non ce ne ritorniamo a casa? In città non ci sarà in giro nessuno, possiamo starcene tranquilli sulla terrazza e poi, al telegiornale, hanno detto che ci sono dei gran temporali, l’afa è passata.
- Sì, torniamo a casa, Uberto, anch’io non ne posso più di queste vacanze.
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E’ una tranquilla sera d’estate; l’orso Uberto sta innaffiando le piante sulla terrazza di casa mentre sua moglie legge un libro. Non si sente alcun rumore nei dintorni, solo il canto di qualche grillo che ha avuto anche lui l’idea di passare le ferie in città.
Le vacanze stanno per finire, dopodomani Uberto riaprirà il negozio.
Mi sento proprio riposato! – dice alla moglie – Queste sono le più belle vacanze che abbiamo trascorso negli ultimi anni.
- Hai ragione, caro, abbiamo avuto tempo per parlare, tempo per tacere. Abbiamo riposato il cuore e un cuore riposato è vita per tutto il corpo.
- Sì, cara, quest’anno abbiamo imparato che non serve andare lontano da casa per cercare quello che è già vicino a noi. Non serve uscire di casa, se poi la casa del nostro core non è in pace.
- QUALCHE BRICIOLA DI RIFLESSIONE -
* Anche le vacanze sono un dono di Dio il quale, dopo aver creato il mondo, “il settimo giorno, si riposò”. Nel giorno in cui si riposò, Dio creò il riposo! Poiché il tempo del riposo è un dono di Dio, cerchiamo di non sciuparlo, di non sprecarlo, ma di utilizzarlo bene, per riposare il corpo, la mente, il cuore.
Gesù ogni tanto si ritirava in luoghi tranquilli per riposare, parlare col Padre e ascoltarlo. E non voleva che i suoi discepoli si stancassero troppo. L’evangelista Marco ci riferisce che poiché “era molta la folla che andava e veniva e i discepoli non avevano neanche il tempo di mangiare”, Gesù disse loro: ” Venite in disparte, in un luogo solitario e riposatevi un po’” (Mc 6,31). Furono davvero fortunati af andare in vacanza con Gesù! Ma che noi possiamo (dobbiamo!) portare Gesù in vacanza con noi: nei nostri pensieri, nel nostro cuore, affinché sia anche nelle nostre parole e nei nostri gesti… perché non si deve mai fare vacanza dall’amare!
* Un bel libro per riposare il cuore è sicuramente la Sacra Scrittura. E’ incominciato l’anno paolino: perché non leggere una lettera di S. Paolo? Magari quella ai Filippesi, che è detta anche: “La lettera della gioia”.
* Noi chiamiamo “ferie” i giorni di vacanza e “feriali” quell in cui si lavora: ecco una bella contraddizione! Che però si spiega sapendo che “Feria” erano, per i latini, i giorni festivi. Nella Chiesa primitiva vennero chiamati “Feriali” i primi sei giorni della settimana in cui si celebravano le feste dei santi, mentre la domenica era la festa, la feria, felo Signore. Poiché nei giorni dedicati alle feste dei santi, comunque si lavorava, ecco che il termine “feriali” passò ad indicare i giorni lavorativi.
* Soto l’ombrellone ci si può inventare l’acrostico di una parola in tema con le vacanze: riposo, ferie, monti, vacanze… mandateci le vostre realizzazioni! Ecco il mio contributo:
Ringraziamento a Dio
Immensa gioia e
Pace
Ogni giorno
Scandiscono le
Ore del mio cuore.
- QUALCHE BRICIOLA DI PREGHIERA -
* Dal Salmo 23:
Signore, tu sei il mio pastore:
con te io non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fai riposare,
ad acque tranquille mi conduci.
Mi rinfranchi, mi guidi per il giusto cammino
per amore del tuo nome,
Grazie, Signore Gesù!
* Dal Salmo 62:
Solo inte, o Dio, riposa l’anima mia.
Da te viene la mia salvezza.
Tu solo sei mia rupre e mia salvezza,
mia roccia di difesa, non potrò vacillare.
Solo in te, o Dio, riposa l’anima mia.
Da te viene la mia speranza.
In te è la mia salvezza e la mia gloria,
il mio saldo rifugio, la mia difesa sei tu!
Caterinella, studentessa dell’Università Laternanense, ci ha mandato il suo acrostico:
VADO IN VACANZA:
V iaggi
A llegri e in
C ompagnia ti
A spettano quando
N on parti a
Z onzo, ma porti l’
A more di Gesù con te!
Grazie, Caterinella, del tuo contributo! Ritorna a trovarci!!! Ciao