Sguardo sulla GMG: un’esperienza che non si dimentica
«Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1,8): questo era il tema della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Sydney dal 15 al 20 luglio 2008. Partecipare a questo grande evento di Fede, di comunione e di condivisione era il desiderio di tanti ragazzi e giovani di tutto il mondo, ma la difficoltà a raggiungere una terra così lontana ha impedito a molti di loro di poter realizzare questo sogno.
Chi, come me, ha invece avuto la possibilità di vivere quest’esperienza dall’altra parte del mondo insieme a migliaia e migliaia di giovani non può che esprimere la propria gioia e cercare di trasmettere un messaggio a chi è rimasto a casa.
Per le strade di Sydney sin da subito si capiva che qualcosa di straordinario stava per avvenire: tantissimi giovani provenienti da terre diverse hanno invaso ogni luogo della città; c’era chi cantava, chi “danzava”, chi si guardava intorno incredulo di essere proprio lì, nella “terra dei canguri”. Non si incontravano ragazzi tristi: tutti sorridenti e felici, pronti ad accogliere il Santo Padre, a pregare e ad assaporare i doni dello Spirito Santo.
Il primo grande evento che ha riunito tutti i pellegrini, dopo la Messa d’apertura con il cardinale Arcivescovo di Sydney, è stato l’arrivo del Santo Padre a Barangaroo: migliaia e migliaia i giovani presenti (circa 500.000 persone sparse per la città), moltissime le bandiere delle varie nazioni che sbandieravano all’impazzata. Emozionante l’incontro con Papa Benedetto XVI che ha salutato tutti noi pellegrini, ha elogiato la magnifica terra ospitante e ha subito chiarito che “la vita non è governata dalla sorte, non è casuale” e che “non è un semplice succedersi di fatti”. In una società come la nostra, basata sul consumismo e sull’indifferenza del messaggio cristiano, è importante sottolineare che tutto ciò che si ha proviene dal Signore Gesù: è infatti per Lui che noi giovani abbiamo rinunciato a tante cose per essere presenti a Sydney.
Il sabato sera, all’ippodromo di Randwick, i giovani erano pronti ad ascoltare ancora le parole del Santo Padre e, soprattutto, erano pronti ad adorare Gesù nel Santissimo Sacramento. Il Papa ha insistito, quella sera, sull’unità della Trinità ricordando le difficoltà che si incontrano nel credervi. Si è lasciato guidare dagli insegnamenti di Sant’Agostino il quale arrivò a considerare lo Spirito Santo come “vincolo di unità all’interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono […]”. Finito il discorso del Santo Padre, forse un po’ difficile ma certamente ricco di insegnamenti teologici, è stato esposto il Santissimo: in tutto l’ippodromo è calato il silenzio, il rumore era solo quello del vento che soffiava sui giovani e sulle candele tenute accese durante tutta la durata della veglia. Questo silenzio ha permesso a tutti di pregare, di adorare il Signore e di ascoltare la Sua presenza e la Sua Voce. Sono stati minuti davvero particolari ed intensi: pensare che 250.000 giovani davanti al Signore Gesù riescono a creare un clima di raccoglimento e di preghiera tale, ha permesso di gustare la grandezza di Dio, l’unico che riesce a stupire ancora, l’unico che riesce a radunare in una terra lontanissima migliaia e migliaia di giovani diversi tra loro, l’unico che sa donare l’Amore ad ogni persona indistintamente.
Il Santo Padre anche nella Celebrazione Eucaristica della domenica, sempre all’ippodromo di Randwick, ha cercato di condurre alla riflessione tutti i giovani del mondo: sia quelli presenti fisicamente a Randwick, sia quelli che stavano seguendo da casa, sia quelli lontani dalla Fede e dall’Amore di Dio. “Cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? […] Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete? […]”. Domande che portano quasi obbligatoriamente alla riflessione, alla revisione della propria vita e del proprio percorso di Fede: questo credo sia stato un po’ l’intento del successore di Pietro: una revisione del proprio cammino spirituale e non. È difficile dire ora cosa lasceremo alla prossima generazione: certamente è importante essere buoni testimoni del Vangelo di Gesù, essere capaci di mettere Lui al primo posto senza farsi influenzare da ciò che porta all’allontanamento da Lui.
Un evento insomma, la Giornata Mondiale della Gioventù, che ha permesso di ritrovare quella Chiesa che sembra, a volte, scoraggiarsi di fronte alle fatiche e alle difficoltà del mondo; una Chiesa che sembra vuota e senza futuro. Ancora una volta la GMG ha invece dimostrato che la Chiesa è viva, che i giovani credono nel Signore e nel Suo Amore, che sanno andare contro corrente per essere Suoi testimoni e sanno rinunciare a qualcosa, che apparentemente sembra più bello e importante, per Lui.
C’erano tante nazioni, tanti volti, tante razze e culture differenti ma un’unica Fede: quella in Gesù Cristo, morto e risorto per ognuno di noi. Questo è ciò che ha condotto in Australia i giovani del mondo e li ha uniti nella preghiera e in un solo linguaggio: quello del Vangelo. Come il Santo Padre ha ricordato, solo credendo in questo e lasciandosi guidare dagli insegnamenti della Parola potremo essere Suoi credibili testimoni. E questo è il compito che Papa Benedetto ha lasciato ad ognuno di noi. A Madrid, nel 2011, i giovani avranno nuovamente la possibilità di testimoniare quanto amano il Signore e quanto credono alla Sua Parola di verità e vita. Ora, come è scritto negli Atti, si lasceranno guidare dallo Spirito per portare a compimento l’impegnativa richiesta del Santo Padre che vuole trovare nuovi discepoli del Signore.
Chiara Mobiglia
Avvolgente la presenza dello Spirito e il soffio che ha alitato su di noi pronti ad abbandonarci ad un amore che scalda il cuore e sa emozionare, completamente concorde con le parole di Chiara e felice di leggerle perchè ridanno vita a questo pellegrinaggio che ci ha visto insieme e ci ha arricchito nuovamente della vitalità che l’appartenenza a Dio scaturisce…il ritorno alla vita di tutti i giorni è duro, viaggiare insieme e uniti ci ha permesso di incontrare persone che inequivocabilmente in noi vedevano Gesù e questo è solo ed esclusivamente segno evidente della presenza dello Spirito costante nella nostra vita, un abbraccio e un augurio che tutti noi viventi possiamo camminare assieme nella Fede.
MAria Cellamaro
Ciao, Maria: benvenuta tra noi! Grazie delle tue parole… si sente che lo Spirito Santo ti ha scaldato il cuore e la vita… e che ti lasci condurre dal Suo soffio per strade sconosciute, magari… Lui fa così!!!
Il ritorno alla vita di tutti i giorni può essere duro, è vero, ma è nella nostra quotidianità che il frutto dello Spirito può maturare fino alla sua pienezza, che è pienezza d’amore!
Continuiamo a camminare insieme e… ti aspettiamo ancora tra noi! Un bacio Sr. Paola