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Una fata a New York City – una favola di Lauretta

Fata Ermengarda, segretaria del Gran Consiglio delle Fate, mettendo ordine tra vecchi registri polverosi, si è accorta che, da moltissimi anni, nessuna fata abita più a New York City. Il Gran Consiglio, riunito in seduta straordinaria, ha subito votato all’unanimità una mozione per inviare un suo rappresentante in quella grande metropoli. Ancora all’unanimità, la scelta è caduta su Frida, una giovane fata, dinamica e intraprendente.  Frida ha accettato con entusiasmo l’incarico ed è partita immediatamente, armata di buona volontà… e di un buon vocabolario d’inglese.

È una buia sera autunnale quella in cui fata Frida sbarca a New York. In poche ore è passata dalla quiete del Bosco Incantato al caos pauroso di una metropoli stregata. Come definire diversamente, infatti, una città popolata da fantasmi, scheletri, streghe e strane creature dalla testa a forma di zucca che camminano per le strade urlando e sghignazzando? Una strega bambina si avvicina alla fata e mostrando una fila di brutti denti neri le chiede:

- Trick or treat?

A quelle parole, che non comprende, fata Frida fugge terrorizzata e si infila dentro un taxi dove cerca di riordinare, con calma, i suoi pensieri.

“Ora capisco -conclude tra sé- perché non ci sono più fate a New York: sono state scacciate dalle streghe!”.

Non sa, la povera fata, di essere capitata a New York proprio nella notte di Halloween. Per fortuna ha raggiunto sana e salva l’abitazione che il Gran Consiglio ha preso in affitto per lei, tramite un’agenzia. Si chiude la porta alle spalle e tira un respiro di sollievo. Un respiro di breve durata. La nuova casa di Frida, infatti, non ha nulla che ricordi le semplici abitazioni del Bosco Incantato. Gli elettrodomestici robotizzati, i congegni automatizzati di cui è piena la sua casa newyorkese la spaventano, le sembrano nemici pronti a rivoltarsi contro di lei. L’incarico che, nel Bosco Incantato, l’aveva riempita d’entusiasmo, ora la riempie di terrore. 

Frida è rimasta tre giorni barricata nel suo appartamento. Nel Bosco Incantato, la fata aveva sempre saputo aiutare tutti quanti, aveva sempre trovato la parola giusta per tutti e ora non sa trovarla per sé, è incapace di soccorrere sé stessa. Il cestino della carta ormai rigurgita di fogli spiegazzati sui quali Frida ha provato cento volte a scrivere al Gran Consiglio per rifiutare l’incarico, cercando di trovare delle buone giustificazioni.

Il terzo giorno, un colpetto leggero sul vetro della finestra pone fine alla sua solitudine. Dietro il vetro, Frida scorge la rondine Claretta.

- Uff! Sono stanca morta! – esclama Claretta entrando nella stanza e posandosi sulla spalliera di una sedia – Non immaginavo che New York fosse così lontana! Quando la vostra Regina mi ha chiesto di venire fin qui, per vedere come stai, ho accettato con entusiasmo, perché non sapevo quello che mi aspettava!

- Non dirlo a me! – esclama Frida e racconta alla rondine il suo impatto traumatico con la città stregata.

- È vero che io sono arrivata a New York di giorno e tu di notte – osserva la rondine- però di streghe e fantasmi non ne ho proprio visti, sei sicura di non sbagliarti? 

- Sicurissima! Pensa che una strega mi ha detto pure delle parole terribili! Non le ricordo neppure, ma avevano un suono sinistro.

- Sai, Frida, non ti facevo così paurosa. E poi, ti arrendi troppo facilmente. Suvvia, una fata che si rispetti dovrebbe darsi un tocco di bacchetta magica!

- Dici bene tu, ma io non so proprio da che parte incominciare.

- Incomincia a fare una passeggiata, credo che ti farà bene. Ho visto un parco tranquillo qui vicino, perché non ci vai?  

Fata Frida si getta sulle spalle una mantellina di velluto rosa e si prepara a uscire. Claretta si prepara a ripartire e domanda:

- Che cosa devo riferire al Gran Consiglio delle Fate?

- Dì che va tutto bene… è tutto okay.

Giunta nel parco vicino a casa, fata Frida si siede infreddolita su una panchina, ai bordi di un laghetto. Ora che ha mandato Claretta a riferire che tutto va bene, si sente ancora più sola e impaurita. Dal bosco Incantato non le giungerà alcun aiuto.

La fata ha le mani abbandonate in grembo e già pensa di abbandonare l’impresa quando un uomo di colore, vestito di stracci, che trascina dietro di sé due pesanti sacchi di plastica le si avvicina, le mette in mano un cent e battendole una mano sulla spalla le dice:

- Cheer up!

Fata Frida fruga nella borsetta, per cercare il suo piccolo vocabolario. L’uomo le ha detto: “Su con la vita!”.

Frida sorride, rispondendo:

- Thank you!

Quella solidarietà tra poveri le ha scaldato il cuore, ha riacceso la speranza.

“Sì, tutto va bene”, pensa tra sé la fata. 

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